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Gopala, Govinda e Krishna, la storia del Dio - Uomo | Project India
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Krishna

Krishna è l’ottavo avatar di Vishnu, inviato sulla terra per combattere il male e lottare per il bene quando il dharma ( giustizia) è minacciato dalle forze dell’oscurità. Secondo la filosofia induista gli “avatar” sono diverse manifestazioni di un unico principio divino, un po come la trinità cristiana.

I primi testi e reperti che documentano l’esistenza del culto per questa divinità risalgono al IV e II secolo a.C. IL Krishna Vasudeva in quest’epoca probabilmente è un personaggio storico nato a Dwaraka. Con le imprese eroiche si conquistò la fama di guerriero capo del clan dei Yavada. Intorno a questo eroe si sarebbe così sviluppato un culto religioso che lo vide divinizzato con l’appellativo di Bhagavat “il beato” da cui La Bhagavadgita prese il nome. Essa è uno dei testi religiosi più importanti e popolari in India, e consiste in un episodio di otto capitoli e 700 versi in forma dialogica contenuto nel Mahabharata.

Questa forma di Vishnu è la principale divinità del movimento bhakti fiorito tra il 500 e il 1500 circa, che lo considerava sia l’incarnazione dell’amore divino sia l’espressione più maliziosa del gioco divino ” lila”.

Biografia

IL piccolo Krishna

Krishna nacque il 20 luglio del 3227 avanti Cristo, ottavo figlio di Vasudeva e Devaki, e discende da Manu (il primo uomo) e da Daksa (il primo brahmano) e da altri mitici eroi.

Nella città di Mathura, il perverso Kamsa, sovrano di Mathura, usurpatore del trono di suo padre, venne a sapere da una profezia che morirà per mano di un figlio della cugina Devaki, moglie di Vasudeva. Così ordinò di uccidere tutti i figli di Devaki. Sfuggirono alla morte il settimo figlio, Baladeva, e l’ottavo Krishna, (sanscr. “Scuro”). L’ottavo figlio infatti venne scambiato con la figlia del pastore Nanda e della sua moglie Yasoda, che partorì nello stesso momento di Devaki, e che vivevano in una foresta del regno, Vrindavana, a sud di Matura, sulle rive del fiume Yamuna.

Il prima manifestazione della sua divinità

Kamsa, tuttavia, non si diede per vinto, e una volta venuto a sapere che il piccolo Krishna si trovava nel villaggio di Vrindavana spedì un demone per ucciderlo. Questo demone chiamato Putana, prese l’aspetto e le sembianze di una donna affascinante, che chiedeva alle giovani madri di poter tenere in braccio i loro neonati e di poterli nutrire con il suo seno. Il latte però era avvelenato, così dopo essere stati allattati tutti i neonati morivano.

Quando giunse alla dimora di Krishna il demone lo prese per allattarlo, ma il piccolo era immune dal veleno presente nel latte. Anzi succhiando forte dal seno della donna la uccise, e il demone riprese le sue sembianze, svelando così la sua vera identità.

Allevato da pastori e da mandriani, accudito e amato dalle loro mogli e figlie, il bambino dimostra una forza eccezionale e riesce a vincere schiere di demoni.

Un tempio dall’atmosfera magica a lui dedicato è il Kunj Bihari Temple di Jodhpur , se passate per questa città merita sicuramente una visita. Nell’articolo in cui parlamo di questo tempio troverete anche un simpatico aneddoto sul piccolo Krishna.

Il protettore delle donne

Dopo un’infanzia turbolenta, Krishna riconquista il suo regno, sottraendolo allo zio Kamsa, e salva 16.100 donne che erano state soggiogate dal demone Narakasura. Purtroppo però ormai esse risultavano disonorate e non avrebbero avuto speranze né di essere accettate dalle famiglie, né di sposarsi. Krishna così le sposa tutte in una cerimonia simbolica, per ridare loro uno status sociale adeguato, riabilitandole e offrendo loro ospitalità nella casa reale. Nella tradizione vaisnava (da Vishnu), una delle tre correnti principali dell’induismo, insieme a Shivaismo e Shaktismo, le mogli di Krishna sono forme della dea Lakshmi, consorte di Vishnu.

Il suonatore di flauto

La giovinezza di Krishna è segnata anche dall’intensa storia d’amore per Radha e dai passatempi con le Gopis, le pastorelle del villaggio.

Radha e Krishna sono la coppia divina che governa l’amore, il romanticismo e il senso estetico. In India, le donne spesso vedono i loro mariti come Krishna, mentre gli uomini vedono le loro mogli, come Radha, l’amata.

Questa parte della sua vita è stata particolarmente descritta nel libro sacro SrimadBhagavatam e oggetto di svariate composizioni poetico-musicali, sommo tra le quali il “Gita Govinda” composto da Jayadeva, poeta medievale dell’Orissa.

In queste composizioni Krishna viene rappresentato come colui che suona il flauto Bansuri e sovente associato a questo suono.

La figura di Krishna diventa qui simbolo dell’amore trascendentale tra la divinità e gli esseri che percepiscono il suo fascino, ed il suono del suo flauto come la manifestazione della chiamata spirituale.

La sua giocosità celebrata ancora oggi

Quando Krishna nel profondo della notte suona il suo flauto nella foresta, gli animali si avvicinano a lui e le Gopis si svegliano dai loro sogni attraversando la buia foresta per ricongiungersi a Lui sulle rive del fiume Yamuna. La giocosità di Krishna ha ispirato molte celebrazioni, come il Rasa-lila e la odierna festa di Janmashtami in cui si fanno piramidi umane per rompere vasi di terracotta (handis) sospesi in aria da cui si rovescia il latte sulle persone sottostanti. 

Uno dei miti è legato al Holi Festival, si narra infatti che il Dio Krishna, quando era bambino, fosse geloso della carnagione chiara di Radha rispetto alla sua che era molto scura. Si lamentò di questo con sua madre, Yashoda, la quale scherzando gli consigliò di mettere del colore sul viso di Radha e vedere come sarebbe cambiata la sua carnagione.
Il giovane e dispettoso Krishna prese sul serio le parole della madre e così colorò il volto di Radha.
Il gioco d’amore tra Krishna, Radha e le Gopi che si gettano acqua e polveri colorate è diventato così popolare che la festa di Holi è celebrata con grande entusiasmo soprattutto nelle città di Vrindavan e Mathura, nell’India del nord, dove Krishna trascorse la sua infanzia, dove il festival di Holi ha una durata di 16 giorni.

Amore e devozione si fondono generando un nuovo sentimento spirituale che avvicina ogni creatura al creatore.

Krishna e Rada

Govinda

Krishna si guadagnò il soprannome Gopala riferendosi proprio alla sua infanzia e sucessivamente di “Govinda”: “Vinda” vuol dire “protettore”, mentre “Go” vuol dire “terra”, “mucche” o entrambe le cose, quindi il protettore delle mucche e della terra.

Questo appellativo risale al giorno in cui gli abitanti di Vrindavana si accingevano a effettuare un sacrificio, l’Indra-puja, per assecondare la volontà del dio Indra, colui che mandava la pioggia. Krishna li esortò invece a celebrare una cerimonia di ringraziamento per Govardhana, la divinità della montagna che consente il pascolo del bestiame e che permette lo scorrere dei ruscelli.

Indra preso dalla collera decise di scatenare una tempesta spaventosa. Krishna reagì prontamente sollevando la collina intera per far sì che tutti gli abitanti potessero scampare al pericolo e trovare riparo. La tempesta durò una settimana intera, al termine della quale Indra decise di ammettere la sconfitta e placare la propria ira, poiché il rivale aveva salvato tutte le famiglie di Vrindavana; per questo, riconobbe la sua superiorità inchinandosi ai suoi piedi. Krishna viene così riconosciuto come avatara di Vishnu, e viene adorato dai pastori e mandriani.

Secondo lo studioso americano Georg Feuerstein l’appellativo ha anche un significato esoterico perché il termine sanscrito go significa “vacca, bo­vino”, ma può indicare anche “saggezza, conoscenza”. Secondo questa interpretazione esoterica e simbolica Krishna sarebbe quindi anche il custode della sapienza, coerentemente con tutte le rivelazioni che farà nella “BhaghavadGita”.

La sanguinosa battaglia di Kurukshetra

Nel frattempo Krishna fa amicizia con il guerriero Arjuna, di cui diventerà il cocchiere durante la battaglia di Kurukshetra descritta nella BhagavadGita. Quello di cocchiere non è un ruolo di servizio, ma è una importante collaborazione e fiducia con il guerriero (un po’ come il copilota in un rally), oltre ad avere il significato simbolico di guida e maestro. La battaglia di Kurukshetra è decisiva per dirimere un’antica controversia fra due famiglie: Pandava e Kaurava. I Pandava, senza terra, vogliono riprendere il regno ai Kaurava, perduto per un inganno.

Krishna, essendo imparentato con entrambi i rami della famiglia, chiese ad Arjuna (il terzo dei Pandava) e a Duryodhana (il maggiore dei Kaurava), giunti alla sua dimora per chiedere alleanza, di scegliere tra il suo esercito e la sua presenza fisica sul campo di battaglia, con la condizione che però egli non avrebbe combattuto. Il Pandava scelse la sua vicinanza (per questa ragione Krishna sarà l’auriga del suo carro), rendendo soddisfatto anche Duryodhana, il quale poté appropriarsi del potente esercito di Krishna.

La scelta

Prima della battaglia, trovatosi davanti a parenti, mentori ed amici schierati nella fazione avversaria, Arjuna che ha il compito di suonare la tromba e dare l’avvio al bagno di sangue, esita. Cedette all’angoscia e si rifiutò di combattere. Nel celeberrimo capitolo del Mahābhārata intitolato Bhagavad Gita, Krishna infuse forza e coraggio all’eroe rammentandogli il proprio Dharma di guerriero ed impartendogli una serie di insegnamenti filosofici e spirituali volti a raggiungere la realizzazione spirituale. Grazie alla vicinanza di Krishna, i Pandava ottennero la vittoria a Kurukshetra nonostante l’inferiorità numerica del loro esercito rispetto ai Kaurava.

La metafora della vita terrena

La battaglia descritta nel “Mahabharata” è anche la metafora della vita terrena, della lotta dell’uomo per dominare i sensi, del percorso per recuperare il proprio regno (non a caso è una battaglia fra consanguinei). La filosofia espressa da Krishna è il tentativo pratico di conciliare tre esigenze diverse.

  • Il desiderio della crescita spirituale rinunciando a tutto.
  • La necessità di conciliare questa aspirazione, con gli impegni sociali
  • L’aspirazione ad avere un senso superiore per la propria vita che non sia il successo sociale, la carriera, l’appagamento sessuale, il piacere dei sensi o la proprietà di tanti beni.

Krishna spiega a Arjuna come va il mondo e detta i primi fondamenti dello Yoga.

Il concetto di Atman, lo spirito che sopravvive a tutti i corpi e le incarnazioni.
Le tre vie per la liberazione dal Samsara, ovvero il ciclo delle rinascite: ovvero i tre principali tipi di yoga, l’unione con l’Atman.
Il Karma Yoga, lo yoga dell’azione, in cui il devoto deve compiere il suo dovere con la massima cura, ma senza alcun attaccamento per il risultato.
Lo Jnana Yoga, lo yoga della conoscenza, la versione più intellettuale, che si raggiunge con lo studio dei testi sacri.
Il Bhakti Yoga, lo yoga della de­vozione e dell’amore infinito, in cui ogni azione e ogni pensiero sono de­dicati al divino.
La tecnica della meditazione, con dettagli pratici sulla seduta e il modo di sedersi. Per approfondire l’argomento si consiglia la lettura del nostro articolo I Sentieri dello Yoga.
Infine, si manifesta nella forma cosmica, grande come l’Universo, onnisciente e onnipotente, divoratore di esseri umani che vivono pochi attimi rispetto al tempo divino e che devono usare al meglio la loro breve vita.

In pratica Krishna ci offre una via di crescita spirituale con­ciliabile con la vita quotidiana di chiunque. Non occorre fare miracoli, basta svolgere con dedizione e consapevolezza il proprio dovere umano, ogni giorno.

La fine

Dopo l’autodistruzione della sua stirpe, attuatasi per mezzo di una feroce guerra interna, Krishna si ritirò nella foresta dove fu raggiunto da una freccia al calcagno, unico suo punto vulnerabile. Lasciò il corpo e riacquistò la sua forma divina.

La morte fisica di Krishna, avvenuta nell’anno 3102 a.C., segna la fine del Dvapara Yuga, la terza era del mondo, e l’inizio del Kali Yuga, l’era attuale.

Gli Hare Krishna

Nel 1966 Abhay Charan Bhaktivedanta Swami Prabhupada (1896 – 1977) fondò a New York l’Associazione Internazionale per la Coscienza di Krishna, basata su di una interpretazione della Bhagavad-Gita. Nato a Calcutta, lasciò tutta la sua vita attuale per dedicarsi al culto di Krishna e morì il 14 novembre 1977 a Mathura, in India, dopo aver scritto più di 70 volumi di traduzioni e commenti dei testi religiosi più importanti dell’India. 

Il credo

I membri credono a Krishna, non come avatar di Visnù (come lo intende l’induismo), ma come divinità unica, Verità suprema, Dio onnisciente e onnipotente, esattamente come qualsiasi fede monoteista.

L’uomo era un essere originariamente spirituale, ma ha perso il suo stato originario, ed è rimasto composto da un corpo materiale dal’“io autentico” (atman), che è immortale.

L’aspirazione dell’uomo è raggiungere la “coscienza di Krishna”, rendersi conto della sua natura divina, per non contagiarsi con il mondo apparente (sensoriale) e tornare così alla fusione con Krishna.

Il famoso mantra è rivolto in primo luogo a Radha e poi a Krishna, contrariamente a quanto si pensa comunemente. Hare è infatti un forte vocativo a Radha , alla Madre Hara, altro nome di Radha. A lei ci si rivolge come modello di amore a Krishna. Radha non è una creatura distinta da Krishna, ma una manifestazione di Krishna al femminile. Quindi è Krishna che adora se stesso mediante Radha, che è la sua forma femminile. In essenza sono un’unica entità, che si manifesta in due identità distinte.

L’uguaglianza delle donne

In questo caso più importante della Tattva é la lila (gioco), cioè il divertimento trascendentale offerto da Radha, in questo modo Radha recupera l’uguaglianza. Senza avvedersene, il modello Krishna Radha risente del rapporto uomo donna nell’induismo. L’uomo ama la moglie, la moglie adora il marito. Adorando il marito con lila (gioco trascendentale amoroso), la donna esercita il suo fascino sul marito legandolo a sé. I due, il marito e la moglie, sono una sola carne, come Radha e Krishna sono una stessa essenza.

Recitare mantra e pensare il meno possibile

La norma più nota è la recita del mantra: “hare krishna, hare krishna, krishna, krishna, hare hare, hare rama, hare rama, rama rama, hare hare”, che bisogna ripetere 1728 volte al giorno. Ci sono poi principi di regolamentazione dell’alimentazione e della sessualità, nonché il divieto di “speculazione mentale” (non ragionare).

Hare Krishna Hare Krishna
Krishna Krishna Hare
Hare Hare Rama Hare Rama
Rama Rama Hare Hare
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