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Oggi vi parlo di me, l'autrice di Project India | Project India
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Oggi vi parlo di me, l’autrice di Project India

Mi chiamo Manuela e sono l’autrice di Project India, oggi voglio raccontarvi un pò di me e di come nasce la mia passione per l’India e la sua splendida gente, grazie ad una intervista che ho rilasciato a Rolling Pandas.

Parlami un po’ di te e del tuo blog

Sono una viaggiatrice ossessivo compulsiva, lo ammetto ormai è diventata una vera e propria dipendenza. Dalle prime vacanze in super economia con gli amici in età adolescente, la curiosità di scoprire il mondo si è trasformata prima in desiderio di conoscere altre culture e luoghi più o meno remoti. Poi si è evoluta in qualcosa di più profondo. Non basta più avere il proprio nome sulla prossima prenotazione aerea, il desiderio ora è di abitare il mondo, di entrare a contatto con le persone ad un livello differente, sperimentare cosa vuol dire vivere in questi luoghi che amo, assimilando il galateo locale, lo stile di vita di una quotidianità così diversa dalla mia. Dal fare la spesa al mercato e cucinare i piatti tipici locali, al intrattenere rapporti con i miei nuovi amici senza rischiare di offenderli accidentalmente con comportamenti che per la mia cultura sono di cortesia ma non nella loro, respirare una atmosfera diversa da quella di casa, a volte anche lontana dalla mia confort zone. Oggi sono la persona che sono in gran parte grazie a queste esperienze di vita, che mi hanno permesso di ampliare le mie vedute, superare le mie paure e i miei limiti, e di conseguenza è cambiata anche la mia visione delle cose.

Sono riuscita a fare della mia passione il mio lavoro, infatti da quasi vent’anni seguo la programmazione di diverse destinazioni per un tour operator.

Il blog nasce dal desiderio di non contaminare il mio amore per l’India con il lavoro. Spero si capisca dal mio blog che io amo ogni forma possibile ed immaginabile di questa cultura e la sua gente, ma spesso il lavoro tende a sommergere tutto. Si parla solo del fatto che gli alberghi siano più o meno centrali, se c’è il wifi, o quanti passi la camera dista dal mare.

Tenterò di spiegarmi meglio.

Alcuni anni fa mandai dei clienti a soggiornare in un meraviglioso palazzo reale, con una architettura da mille e una notte, dove l’arredamento ed ogni oggetto presente sono un’opera d’arte. Tutt’oggi ci vive il Maharaja che si occupa della sua gestione con molta cura, una persona stupenda che grazie a questo hotel da lavoro alle persone di tutto il villaggio e con il guadagno di questo Heritage hotel è riuscito a costruire l’unica scuola del paese. Chi soggiorna in questo palazzo ha l’opportunità di contribuire a tutto questo. Ha la possibilità di vivere una esperienza culinaria unica, dove è possibile partecipare a lezioni di cucina direttamente dallo chef privato del Maharaja, visitare il villaggio locale completamente fuori dalle rotte turistiche, con il suo mercato caratteristico e un templio poco fuori alla cittadina che è tutt’ora uno di quei luoghi magici che conservo più gelosamente nel mio cuore. Senza parlare delle numerose escursioni in barca che si possono fare nel fiume per ammirare la flora e la fauna locale. I miei clienti si sono lamentati perché non avevano nulla da fare, non avevano la televisione in camera e si sono annoiati.

Le mia esperienza è diversa. Mi ricordo ancora quando in un tempio alcune donne mi hanno avvicinata, mi hanno fatta sedere a terra con loro per chiedermi da dove venivo, se ero sposata, quanti anni avevo, volevano sapere tutto di me. Quando hanno saputo che a 40 anni ero sposata ma non avevo figli, ed esaminandomi hanno visto che non indossavo nessun gioiello, ( non amo i gioielli, spendo tutti i soldi in viaggi e non ne indosso per rispetto dei paesi che visito, ma in India una donna è usanza che abbia una dote in gioielli ), hanno pensato quindi che fossi povera e probabilmente sfortunata perché non ero stata benedetta dall’arrivo di un figlio. Mi hanno accolta come una di loro, chi mi ha preso per mano, chi mi ha dato una pacca sulle spalle, chi mi ha accarezzata, chi con uno sguardo molto intenso, tutte a modo loro, anche chi non parlava inglese, mi ha trasmesso un sentimento di amore, condivisione, complicità e accettazione così intenso… non avevo mai provato una cosa simile in tutta la mia vita. Mi hanno inviata a casa loro per offrirmi un pasto caldo e farmi conoscere la loro famiglia. Ho pianto, e ogni volta che ci ripenso non riesco a trattenere le lacrime.

Il blog è dedicato a tutti coloro che si emozionano davanti al sorriso della gente, che credono che la nostra cultura non deve per forza essere migliore delle altre, a chi come me si meraviglia di come si possa guarire con le sole erbe medicinali la maggior parte delle malattie, e per coloro che sono ancora in grado di stupirsi davanti alle bellezze della natura, per tutti coloro che vogliono approfondire la conoscenza di un popolo simpatico, generoso e ancorato a valori umani ormai dimenticati dalla cultura occidentale.

Come nasce la tua passione per l’India?

L’India incarna tutto quello che si possa desiderare e ancora di più.

L’attrazione c’era ancor prima di metterci piede per la prima volta, ho sempre avuto una predisposizione per le medicine orientali, sono una piccola fattucchiera, per capirci mi faccio in casa il detersivo per la lavatrice, per la lavastoviglie, brillantante, ammorbidente, shampoo, bagnoschiuma, creme e medicamenti vari, potete immaginare cosa abbia rappresentato per una come me l’enorme varietà di erbe mediche di questo continente e la medicina Ayurvedica.

Se poi si aggiunge la mia passione per le culture molto diverse dalla mia e le bellezze della natura, ecco che l’India, ai miei occhi, rappresenta un vero paradiso. Mi sono perdutamente innamorata già dal primo viaggio e da li ho desiderato tornarci e ho costruito la mia vita tutta attorno a questo.

Raccontami di un viaggio che non scorderai mai

Non scorderò ognuno dei miei viaggi, forse quello di cui vi parlavo prima è il più prezioso. In ogni caso il sud dell’India e il Nepal sicuramente conservano un posto specialissimo nel mio cuore.

Ma sono i vari e tanti aneddoti che mi hanno via via profondamente segnata.

Come una lunghissima conversazione con due miei amici indiani in cui io raccontavo come si vive l’innamoramento, il fidanzamento e il matrimonio in Italia e loro mi raccontavano i complessi meccanismi del matrimonio in India. Riassumendo io ingenuamente osservai quello che spesso è la domanda che noi occidentali ci poniamo sull’argomento, ovvero: come fate poi a piacervi ed andare d’accordo tra marito e moglie, se sono stati i genitori a scegliere per voi e voi non vi conoscete affatto il giorno delle nozze? La disarmante risposta è stata: perché voi andate d’accordo più di quanto andiamo d’accordo noi, sebbene vi siete scelti e non divorziate mai? Le percentuali sono nettamente dalla loro parte, anche se si devono considerare anche altri fattori sociali. E’ stato uno dei primi insegnamenti di umiltà, che mi ha fatto cambiare prospettiva, e mi ha inibito dal dare giudizi.

Un altro aneddoto risale a uno dei miei primi viaggi nel sud dell’India.

Qui non si trovano molti venditori ambulanti, ne ti rincorrono per tentare di venderti qualcosa, è un posto molto tranquillo.

Quel giorno però trovai un bambino bellissimo, avrà avuto circa 5 anni che vendeva figurine. Non si deve incentivare il lavoro minorile ne si deve dare dei soldi ai bambini, perché altrimenti i genitori vedendo il profitto saranno spronati ancora di più a mandare i propri figli a mercanteggiare o chiedere la carità anziché a scuola, e quindi siamo proprio noi turisti che rischiamo di innescare questo circolo vizioso. Questo vale in generale in tutto il mondo, non in particolare in India. Lo avevo ben presente anche quel giorno, ma questo bambino aveva uno sguardo magnetico, una personalità prorompente, un modo di fare da chi aveva visto e vissuto troppo per la sua età, mi aveva conquistata… Non avendo figli non sapevo cosa farmene delle figurine che vendeva, ma volevamo comunque aiutarlo, così mio marito gli offri dei soldi, lo so, non dovevamo.. Anche in questo caso la risposta ci ha spiazzati:

Mi offendi, io non ti sto chiedendo la carità, questo è il mio business, per cui se sei interessato a quello che vendo facciamo entrambi un affare, altrimenti lascia stare.

Questo rappresenta in un piccolo esempio la fierezza, la tenacia e l’orgoglio indiano, come potrei non amare questo popolo!

Cosa non può mai mancare nello zaino quando visiti l’India? 

L’essenziale, ovvero una macchina fotografica, puoi anche scattare a caso, perché tanto le foto verranno comunque splendide, e una stola per l’aria condizionata, che però si deve acquistare in loco, perché ne hanno di splendide. Così come tutto il resto si trova tranquillamente sul posto, e non ci sono particolari problemi sanitari come a volte si crede. Anzi Ritengo che in partenza dal’ Italia le valige devono essere il più possibilmente vuote per lasciare lo spazio alle spezie, erbe mediche, oli, tessuti di ogni genere, ecc. che si porteranno in Italia.

Una raccomandazione mi sento di farla solo sul vestiario. A volte mi capita di notare alcuni miei connazionali girare in pantaloncini inguinali e canottiere succinte, non è un popolo puritano, sia chiaro, ma ritengo che un minimo di rispetto, soprattutto quando si visitano luoghi di culto, sia dovuto in ogni parte del mondo.

Vi abbiamo voluto raccontare chi è Project India perchè siamo stati contattati da Rolling Pandas per rilasciare una intervista per i loro lettori, che potrete trovare a questo link . Si tratta di un sito che oltre a raccogliere alcuni interessanti racconti di esperienze di viaggio propone una selezione di programmi su una vasta scelta di destinazioni. Potrete trovare alcuni stuzzicanti spunti per le vostre prossime vacanze visitando il sito al seguente Link .

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