I Veda antichissimi testi sacri per l'induismo | Project India
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I Veda

I Veda (in alfabeto devanāgarī वेद, sanscrito vedico Vedá) sono antichissimi testi sacri in sanscrito vedico trasmessi dai popoli arii che invasero l’India settentrionale intorno al XX secolo a.C. , i quali fondarono la civiltà religiosa vedica, tracciando le prime linee di pensiero che sono alla base dell’Induismo e di tutte le dottrine e credenze religiose ad esso correlate.

Il termine Veda deriva dalla radice indo-ariana vid («conoscere»), che a sua volta deriva dal proto-indoeuropeo Weid, sapere o vedere, come il latino videre. Gli autori dei Veda vengono tradizionalmente ritenuti i rishi. Si tratta dei «veggenti» che grazie alle proprie intuizioni e al soma, una bevanda inebriante, essi si sentono ispirati e incoraggiati a trasmettere quanto hanno appreso all’umanità.

Secondo la tradizione fu il Rishi Krishna Dwaipayana, meglio conosciuto come Veda Vyasa, l’autore di questa opera, affidando poi a 4 suoi discepoli la redazione finale. Molti storici considerano i Veda come uno dei testi più antichi e il cui nucleo centrale si fa risalire alla tarda età del bronzo, pur con parti molto più recenti datate attorno al 500 a.C. Bisogna comunque tener presente che la precedente tradizione orale di questi testi é certamente di gran lunga anteriore.

Si tratta di una raccolta di opere in quattro gruppi: Rig-Veda, Yajur-Veda, Sàma-Veda e Atharva-Veda.

Ogni Veda si divide in diverse  sezioni: Mantra o SamhitaBrahmanaAranyakas e Upanishad. La parte Mantra è certamente la più antica, mentre le ultime due furono redatte probabilmente intorno all’800-600 a.C.

Lo Yajur-Veda ha per oggetto le formule del sacrificio; il Sàma-Veda, le melodie musicali; l’Atharva-Veda, la raccolta più tarda, nonché un compendio delle teorie mediche indiane, le formule magiche. La raccolta filosoficamente rilevante è il Rig-Veda. L’eterogeneità di visioni e contenuti è imputabile alla redazione di più autori. Vi sono raccolti 1017 inni, suddivisi in dieci libri in cui vengono cantati e adorati molte divinità. Essi corrispondono ai fenomeni naturali: per esempio, Sùrya (il sole), Agni (il fuoco), Dyaus (il cielo) e Vàyu (il vento o l’aria). Vi sono poi altre Divinità più astratte, come Indra, Varuna e Vishnu, che venivano correlate anch’esse in origine a elementi naturali. Indra, che finì per diventare il dio più popolare, era associato al fulmine.

I pensatori del Rig-Veda ritengono che ogni fenomeno naturale sia da considerarsi divino e degno di adorazione. Oltre pantheon di dei, si ammette l’esistenza degli spiriti dei boschi, delle fate (gandharva) e delle damigelle celesti (apsara).

Nel Rig-Veda si celebra l’ordine del mondo (Rita): tutto avviene in conformità a leggi basilari, che si ripetono costantemente. L’uomo tenta di capirle, ma i suoi tentativi rimangono vani davanti al mistero della vita. I pensatori vedici tentano di modellare una società che possa riprodurre questo ordine. Viene accolta l’idea di una stretta corrispondenza tra il micro e il macrocosmo.

Le Caste

Una forte influenza che ancor oggi influisce sulla vita quotidiana degli induisti proviene dal Rig-Veda, 10, 90, il passo in cui si allude alle quattro caste: bràhmani (sacerdoti), kshatriya (guerrieri e principi), vaiçya (agricoltori, artigiani e commercianti) e çùdra (servi e operai).

Le prime tre caste erano quelle dei dominatori ariani, i quali s’imposero sui pacifici abitanti della valle dell’Indo; l’ultima è quella dei vinti, i non-ariani. Verrà anche ammessa una categoria «fuori casta», composta dai membri delle tribù non sottomesse. Ulteriori indicazioni sul comportamento delle caste verranno fornite in un’opera più tarda, il Codice di Manu, relativa al diritto, all’etica e alla politica. Già nel periodo vedico si afferma che ciascun individuo deve restare al proprio posto, e svolgere le funzioni che gli competono, in modo da garantire il perfetto funzionamento della società. Ciò comporta il compimento dei doveri etici (dharma).

Si raccomanda inoltre di amare il prossimo e di essere gentili e ben disposti con tutti. Anche il controllo delle passioni viene suggerito, ma non è ancora l’epoca dell’ascesi: i Veda cantano la vita, la gioia di esistere e il godimento dei fenomeni naturali – per esempio, della bellezza d’un tramonto. Così, i loro autori affermano il mondo. Negli Inni non viene formulata una concezione univoca della condizione post-mortem. In genere, l’uomo è considerato immortale. A seconda della sua buona o cattiva condotta, dopo il decesso fisico, finirà, rispettivamente, nel mondo di Vishnu o di Yama.

I Mantra

I sacri veggenti con le loro penitenze e la ricerca dell’a natura di Dio concepirono i mantra come Suoni Divini. L’Aksara AUM è l’origine dei Veda e del Creato. I Veda sono chiamati anche Sruti che significa nota musicale. Si tratta quindi di versi di lode in metrica, composti per essere recitati a voce alta.

Brahmana

Sono composti in prosa e si dividono a loro volta in due parti: una che codifica ed interpreta i rituali di sacrificio e l’altra che ne commenta il lato filosofico. Contengono spiegazioni e leggende associate ai vari inni. I sacrifici e il loro minuzioso rituale erano subordinati alla comprensione mistica del rituale stesso. La conoscenza era fondamentale per poter focalizzare l’obiettivo ed ottenere il vantaggio richiesto attraverso i sacrifici.

Gli Aranyakas

Sono testi destinati a coloro che scelgono di dedicare la vita alla ricerca della sapienza, vivendo in eremi o nelle foreste – Aranyas – e focalizzano principalmente il lato filosofico dei sacrifici e dei rituali.

Le Upanishad

Si tratta di commenti aggiunti ai Veda, dove si tenta di esplicare la natura profonda della realtà. Questi trattati mistici si occupano della natura di Dio e della relazione tra l’anima e la materia, rappresentando la vera fruizione del pensiero filosofico e religioso vedico. In essi si manifesta la grande libertà di pensiero espressa in alcuni dei più grandiosi inni del RigVeda; l’incessante ricerca di risposte, l’aspirazione verso le più alte verità si dipanano attraverso diversi punti di vista. Le Upanishad divennero col tempo i veri Veda dei filosofi indù e da queste derivarono le sei Darshana, scuole principali, del pensiero indù.

Lo studio dei Veda divenne obbligo religioso per i maschi appartenenti alle 3 caste superiori in tarda età vedica, mentre è più che probabile che in origine fosse aperto anche alle donne. I Sudra, della 4a casta, ne erano esclusi. Metodi sofisticati di apprendimento mnemonico vennero messi a punto per assicurare la preservazione dei testi, discipline sussidiarie come i Vedanga e letteratura esegetica vennero in seguito sviluppati nelle scuole vediche.

 

 

 

Per approfondire l’argomento vi consigliamo la seguente lettura; rispettivamente in formato kindle e cartaceo:

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