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Lotus Temple il Tempio Bahai a Delhi | Project India
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Lotus Temple il Tempio Bahai a Delhi

Il Lotus Temple è sicuramente una delle attrazioni di Delhi meno conosciuta in Italia, anche per la poca familiarità che noi italiano abbiamo rispetto a questo credo. Ovvero la religione BAHAI.

La splendida architettura del tempio è stata accreditata con diversi premi, ed è un progetto di un architetto iraniano Fariborz Sahba.

Aperto al pubblico dal 1986, la struttura di questo tempio rappresenta un loto, fiore nazionale dell’India. Il Lotus è anche una parte importante della religione indù. La meravigliosa struttura del tempio comprende 27 “autentici” petali di marmo, che sono disposti in gruppi di tre per formare nove volti, che si specchiano in nove vasche di acqua. Infatti, il numero nove è considerato sacro nella fede Bahai, che raffigura tutte le nove fedi principali del Mondo. La sala centrale suggerisce che tutte e nove le religioni siano dedicate al solo Dio, l’Onnipotente. Questa sala centrale può gestire 2500 persone alla volta. La struttura principale si trova su una piattaforma sollevata e copre circa 26 ettari di terreno. La progettazione complessa di questo tempio ha richiesto circa 10 anni di lavoro. La grande struttura è stata il risultato del design ingegneristico occidentale, insieme ai mezzi indiani di costruzione.

Dopo la fede Bahai, il Tempio di Lotus è aperto a persone di tutte le religioni. Il Tempio non osserva alcun tipo di sermoni o rituali. I visitatori sono tenuti a mantenere il silenzio all’interno della sala. La fede Bahai crede nel mondo indipendente religioso indipendente che è divino nella sua origine, ampia a suo avviso, scientifico nella sua tecnica, tipo nella sua filosofia e dinamica nella sua natura.

Questo tempio attira le persone di tutte le religioni, le castazioni e le fedi al suo campus.

Il Credo Bahai

Il movimento Bahá’í nasce nel contesto dello shaykhismo di Ahmad al-Ahsa’i (1753-1826), una corrente sciita minoritaria. Mirza Alì Muhammad (1819-1850), un mercante del’Iran meridionale, entra in contatto con lo shaykhismo e nel 1844 dichiara di essere il Promesso Qa’im dell’Islam sciita e la “Porta” (tale è appunto il significato della parola araba bab) della conoscenza divina, nell’attesa di una successiva manifestazione divina, il misterioso.

Perseguitato dagli islamici come eretico pagò con la vita la sua ideologia modernista.

Il messaggio Bahá’í è rigorosamente monoteistico: c’è un unico Dio, che si rivela attraverso le sue “manifestazioni”. La fede Bahai considera tutte le “religioni universali” come rivelate dall’Unico Dio di tutti gli uomini e quindi come parte di un continuo processo evolutivo, che comporterà l’instaurazione della “Grande Pace”, un’epoca caratterizzata dalla pace permanente e dall’unità del genere umano fondate sui principi spirituali e sulle istituzioni dell’Ordine Mondiale di Bahá’u’lláh, e da un continuo progresso della civiltà umana sotto la guida di future manifestazioni di Dio.

I Bahá’í affermano che la “Grande Pace” sarà instaurata con l’aiuto di Dio e per gli sforzi degli uomini e quindi non ne attendono inattivi l’avvento. Si prodigano per contribuire al necessario progresso sociale e spirituale dell’intero genere umano. Questo progresso si fonda su alcuni principi fondamentali : unità dell’umanità; libera ricerca della verità; unità e progressività delle religioni; armonia fra scienza e religione; uguaglianza fra uomo e donna; eliminazione delle forme estreme di ricchezza e di povertà; abolizione di tutti i pregiudizi; educazione obbligatoria per tutti; soluzione spirituale dei problemi economici; adozione di una lingua “ausiliaria” internazionale; pace mondiale grazie a un governo mondiale; libertà spirituale dell’uomo; equilibrio fra la civiltà materiale e quella spirituale.

I Bahá’í non osservano le prescrizioni dietetiche dell’Islam, anche se rinunciano all’alcool e hanno un periodo annuale di digiuno. I Bahá’í seguono il calendario babi (solare, mentre quello musulmano è lunare) di diciannove mesi (i cui nomi derivano da una preghiera sciita); ciascun mese consta di diciannove giorni, chiamati ognuno con il nome di uno dei mesi; quattro o cinque giorni intercalari sono inseriti fra il diciottesimo e il diciannovesimo mese. In nove giorni di festa maggiori i Bahá’í si astengono dal lavoro e organizzano celebrazioni aperte a tutti. La festa del diciannovesimo giorno, il più importante momento di riunione delle comunità locali Bahá’í, (normalmente celebrata il primo giorno di ogni mese), è invece di regola aperta ai soli Bahá’í. La festa consta di una parte devozionale (preghiera e lettura degli scritti Bahá’í), una organizzativa e una sociale.

 

 

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