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Kula Shaker quando il brit rock sposa l’India | Project India
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Kula Shaker quando il brit rock sposa l’India

Parliamo oggi di un gruppo britannico i Kula Shaker capaci di unire due stili musicali apparentemente all’antitesi.

Siamo nei primi anni 90 la scena Brit Pop con artisti come Blur , Pulp, Verve, Oasis sta spopolando nell’intero pianeta, riportando in auge sonorità tipicamente British degli anni 60/70 di gruppi come The Who, The Jam e The Beatles.

Crispian Mills Chitarrista e voce dei Kula Shaker nel 1993, intraprende, zaino in spalla, un intenso viaggio in India e rimane affascinato dalla spiritualità induista. Tornato in patria fonda i Kays con Alonza Bevan al basso, Paul Winterhart alla batteria e Jay Darlington alle tastiere. Dopo due anni di concerti, e registrazioni, Mills sulla scorta delle proprie letture filosofiche e del suo crescente interesse per il misticismo indiano, propone di sviluppare sonorità impregnate di maggiore spiritualismo e caratterizzate dall’utilizzo di strumenti musicali indiani, da mescolare con il sound rock occidentale e con il rock psichedelico degli anni ’60.

Il gruppo cambia nome in Kula Shaker ispirato al nome di Kulacēkaraṉ, uno dei dodici alvar, gruppo di poeti e mistici hindu

Nella musica Rock/Pop sono già frequenti i casi in cui musicisti, ricercano sonorità indiane, ne sono esempio i Beatles, dove George Harrison utilizzò più volte il sitar, dal leggero sottofondo di Norwgian Wood alle canzoni strutturate seguendo la metrica indiana come Love You To e Within You Without You.

I Kula Shaker escono così nel 1996 con il loro primo singolo Tattva, brano dalle sonorità beatlesiane il cui titolo è un termine sanscrito che significa verità, Il Singolo è contenuto nel album K

La copertina di K si ispira a Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band dei già nominati Beatles vi sono rappresentati ai lati alcuni personaggi famosi come  John F. Kennedy, Karl Marx, King Kong, Martin Luther King, ma al centro spicca Lord Krishna con il suo flauto, accompagnato dalla moglie Radha.

Nell’induismo Lord Krishna ottava reincarnazione o avatar di Lord Vishnu il protettore, è il Dio della compassione, della tenerezza e dell’amore uno dei più amati nell’Induismo, gioioso che allieta con la sua musica, ma anche libertino per le sue innumerevoli conquiste.

All’ascolto K inizia con Hey Dude brano Rock dalle sonorità psichedeliche, ma l’icona dell’album è sicuramente la traccia 4, Govinda. Il brano inizia con un suono familiare per chi è avvezzo all’India, il canto del pavone quasi a volerti teletrasportare nella campagna indiana in quel momento al tramonto, quando la natura e i villaggi si risvegliano dal torpore del caldo pomeridiano, un sottofondo di Sitar e un coro femminile indiano introducono la tagliente Fender Stratocaster di Mills. Il testo è un mantra in sanscrito dedicato a Govinda**, altro appellativo di Lord Krishna, e si prosegue in un crescendo dove le sonorità indiane si armonizzano con la psichedelia occidentale.

Sempre in K troviamo la traccia intro di Tattva, Sleeping Jiva brano suonato interamente con il Sitar.

Nel secondo album del 1999 Peasants, Pigs & Astronauts che mantiene l’impostazione rock psichedelica, sono contenuti altri due mantra Radhe Radhe , Namami Nanda-Nandana suonati con strumenti e metriche della tradizione indiana e una ghost track dopo circa 6 minuti di silenzio alla fine di Namami Nanda-Nandana.

Dopo alcuni anni di inattività i Kula Shaker presentano nel 2007 l’album Strangefolk l’influenza indiana la troviamo nella traccia 6 Song of Love/Narayana dove nel ritornello viene recitato il mantra Om Namah Narayana.

La canzone appare già nel 1997 nell’album The Fat of the Land dei The Prodigy con il titolo Narayan scritta da Mills in collaborazione con Liam Howlett,

Pilgrims Progress del 2010, lascia la psichedelia per la ricerca di sonorità più acustiche.

L’ultimo lavoro è del 2016 K 2.0 e come fa presagire il nome vi è un ritorno alle sonorità del fortunato K.  L’album è un proseguo dell’anima Rock di K con qualche richiamo a Strangefolk, in Death of Democracy, mentre lo spirito indiano lo si ritrova oltre che nella copertina, nella prima traccia Infinite Sun, sicuramente in Hari Bol (the sweetest sweet)  e nel sottofondo di Get Right Get Ready , il brano che incarna più di tutti lo spirito di K.

Buon ascolto!!!

** Il mantra Govinda Jai Jai venne suonata anche da George Harrison restando fedele però alla musica indiana

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